Le case
A Roma vivono tante persone con handicap.
In tanti li chiamano "ragazzi". Noi invece diciamo "persone". Né utenti, né bambini. Ma cittadini.
Un tempo molti di loro non arrivavano all'età adulta, chi invece ci riusciva finiva in istituti, ricoveri, manicomi. La società si preoccupava dei diversi. Nel senso che ne aveva paura e li richiudeva in spazi appropriati, lontano dalla possibilità di interagire con gli altri.
Per fortuna negli anni tanti passi avanti sono stati, e le parole integrazione e diversità sono entrate nel lessico comune.
Come si declinano, però queste parole davanti a persone adulte con handicap gravi, che non hanno più i genitori? E davanti a coloro che da adolescenti diventano "adulti" e desiderano "uscire" di casa?
Non esistono risposte universali, uniche. Ogni persona ha diritto alla SUA risposta.
E i bambini che un tempo erano negli istituti? Anche per loro ci sono le case famiglia. L'approdo è una casa particolare, si occupa di adolescenti. Stranieri fuggiti dal loro paese, o allontanati dal tribunale dalle proprie famiglie in Italia, o segnalati dai servizi perché i genitori non sono in grado di prendersi cura di loro.